20 Ottobre 2011

Nanowar (of Steel) - Into gay pride ride

copertina cd

Oggi rompo un pò gli schemi: album da PRENDERE A SCATOLA CHIUSA! Credo di non aver mai riso tanto come durante l'ascolto di questo Into gay pride ride. Nanowar è un nome una garanzia di divertimento assicurato in forma musicale. Ero affezionato alla power demenza di Other bands play, ma questo la straccia su tutta la scala, imponendosi come il nuovo punto di riferimento per la band di Gatto Panceri 666. L'intro lasciato alla famosa frase in italiano presente nella canzone Take the time dei DT ("Ora che ho perso la vista ci vedo di più") seguita dal classico suono di uno che scivola sulla buccia di banana ti mette subito di buonumore, insomma cominci a ridere a crepapelle senza sosta. Questo prima che erompa la super hit "Nanowar" anticipata dai video ufficiali su youtube della band sui tricicli. Un brano che dimostra non solo il lato comico della band italiana, ma anche la loro abilità di creare musica valida aldifuori della parodia o delle smaccate riedizioni di brani famosi. Il tutto sostenuto da una tecnica invidiabile dei singoli membri del gruppo. I cavalli di battaglia dei Nanowar ritornano qui e là, i ricordi dei vecchi album e delle vecchie canzoni riecheggiano (si ascolti Nanowar's prayer) facendo scompisciare, mischiando suoni e musichette note e meno note (si pensi alla musica che passa nel Blue Oyster di Scuola di polizia) per ottenere un mix decisamente insensato e, per questo, al limite del geniale.
Non ci fermiamo solo a questo, il rimando a luoghi dell'italia noti per la loro "bellezza" (Fiumicino, Busto Arsizio ecc...) così come ai clichè ed alla tradizione italiana è continuo e continuamente sfruttato per il loro scopo, fondamentalmente la parodia. L'accanimento contro Luca Turilli (a cominciare dal cambio di nome in Nanowar of Steel sulla scia dei Rhapsody of fire), se non si è un fan del chitarrista italiano più bolso e pacchiano, è sempre una fonte di risate assicurate. C'è da dire però che questa volta la band ha esteso le sue fonti di ispirazione, entrano nel lotto Louis Armstrong e "What a wonderful world" (Blood of the queens), la Lambada, Morricone e i Pink Floyd di "The Wall" (Odino and Valhalla), le canzonette romane e Pelù (The forest of Magnaccions), echi di Skid Row e glam metal anni '80 insieme a Shaggy (Surprise Love), ancora Shaggy (RAP-sody), parodie delle radio di musica disco (DJ Fernanduzzo), ricordi dei tempi che furono (Radio Grafia II), inni erotici in stile power epic tedesco da sempre punto di forza della band (Lamento erotico), prese per il culo di Amadeus (1vs.100) e "vaghissimi" riferimenti a Toto Cutugno e alla mitologia tolkkieniana (Karkagnor's Song). Insomma di carne al fuoco ce n'è parecchia, le riletture in chiave hard rock-epic metal sono perfette e a volte migliori dell'originale. Ascolto pluri-consigliato, soprattutto per chi ha amato alla follia i vecchi capisaldi della loro produzione e gradisce sentirne brevi citazioni tra una risata e l'altra, che davvero non mancano in questo glorioso, è proprio il caso di dirlo, "Into gay pride ride", tanto per sfottere un pò i Manowar, da cui nasce questo gruppo di buontemponi (album Into glory ride). Spettacolo.

Voto: 9

TRACKLIST:

01. Metropolis Pt.3 – The Legacy
02. Nanowar
03. Stormlord Of Power
04. The Nanowarrior's Prayer
05. Blood Of The Queens
06. Dj Fernanduzzo
07. Odino & Valhalla
08. Radio Grafia # 2
09. Surprise Love
10. Forest Of Magnaccions
11. Look At Two Reels
12. 1 Vs. 100
13. Lamento Erotico
14. Rap-sody
15. Karkagnor's Song – The Hobbit
16. Karkagnor's Song – In The Forest

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