02 Ottobre 2011

John Arch & Jim Matheos - Sympathetic Resonance

Copertina album

La mia stima per Jim Matheos è incondizionata, raggiunge vette prossime all'idolatria, quindi potrebbero esserci problemi di parzialità in questa recensione. E' altrettanto vero, però, che la fiducia nell'altro nome, John Arch, è molto bassa per via dei ricordi non proprio positivi delle prestazioni vocali quando era nei Fates Warning (The spectre within su tutti). Quindi direi 1-1 e palla al centro per usare una metafora calcistica. Anche perchè qui, signori, siamo particolarmente vicini all'essenza di quello che erano i Fates Warning nell'ultimo periodo Arch prima dell'arrivo di Ray Alder e successivo cambio di rotta, più la componente moderna apprezzata qualche anno fa in FWX. Veniamo ai fatti, come sapete John Arch e Jim Matheos sono amici di lunga data, condividono la stessa grande passione che ci unisce tutti e lo stesso Matheos ha partecipato alla stesura del primo album di Arch 'A twist of fate' oltre ad aver scritto con Arch gran parte delle canzoni dei primi tre cd dei Fates Warning. E così, tra un progetto degli OSI e le pause della sua band principale, Matheos si è imbarcato in questa nuova avventura. Col senno di poi i tempi di attesa del chitarrista americano, ma di origini greche, danno spesso i loro frutti perchè, ammettiamolo, siamo davanti ad un signor disco di cui andar fieri. Vorrei cominciare però da alcuni dati elementari, il cd contiene sei canzoni, poche in prima analisi, ma se andiamo a guardare il minutaggio ci accorgiamo che siamo vicini ai 55 minuti di durata, il che ci porta a vedere che almeno tre brani superano i 10 minuti, cosa che però non credo vi spaventi, soprattutto se venite dall'ascolto dell'ultimo dei DT! In secondo luogo, leggere l'organico della band che ha registrato il disco, per chi ama i Fates Warning, è commovente. Ci sono infatti nomi come Frank Aresti, Joey Vera e Bobby Jarzombek alla sezione ritmica, non gli ultimi arrivati, che fanno compagnia ai due monicker di questo progetto. Come detto l'album si pone in un ipotetico punto di incontro tra i moderni Fates Warning e la voce di Arch, quindi atmosfere cupe, intimistiche, agrodolci con quel misto di sofferenza ed ermetismo tipica delle ultime produzioni della band. La vera scommessa, almeno per me, era risentire Arch dopo molti anni, perchè per come si presentava l'umore dei brani Alder ci sarebbe andato a nozze, tanto che lo avrei visto bene come nuovo album dei Fates Warning. A dirla tutta i toni acuti di Arch mi avevano dato molto fastidio in passato, quando nella seconda metà anni '80 giocava a fare il Bruce Dickinson sia come timbro che come impostazione vocale, dimenticando che Maiden Fates facevano due generi diversi per melodia portante. Così ascoltavo abbastanza inorridito le sgolate di Arch che rovinavano le immense creazioni di Matheos, mostrando poco senso della misura e, in taluni casi, intonazione appropriata. Con questo lavoro, Sympathetic Resonance, mi sono dovuto in gran parte ricredere. Vuoi perchè gli anni passano e la voce perde di potenza, vuoi perchè Arch ha lavorato molto su uno stile più suo, bilanciando bene gli sfoghi di metal moderno del compagno di squadra. Riff stoppati, ripartenze, assoli, un basso che pulsa ininterrottamente, una batteria corposa (anche se non come quella di Zonder, il polipo delle pelli) ed il lavoro è fatto, in un bilanciamento molto vicino alla perfezione in alcuni casi ma su cui ancora qualcosa si poteva fare. E' il caso del brano di apertura "Electronically wired" che in alcuni passaggi mostra un pò troppo la corda con melodie forzate per poi però riprendersi con ritornelli ariosi veramente ben fatti, dove la voce di Arch in un certo qual modo "deve ancora scaldarsi" e prendere le misure all'atmosfera un pò sghemba del brano. C'è voglia di progressive in questo album, e si sente eccome, mischiando atmosfere settantiane negli intermezzi melodici, ricordando a volte gli Psychotic Waltz e, con una voce diversa, qualcosa degli Opeth. Ma è col resto dell'album che la band prende decisamente il via, sparando 5 brani di assoluta bellezza, che siano più psichedelici (Midnight serenade) o più squisitamente metal (Stained glass sky la cui versione integrale dura ben 14 minuti contro il promo tagliato di 5 minuti disponibile in rete, composto del blocco centrale della canzone) o più orientaleggianti con un tocco di irrequietezza (On the fence), o decisamente devianti (Any given day). Le chitarre di Aresti e Matheos sono particolarmente ispirate, per non dire schizzate ed a tratti nervose, rimandando come detto in maniera quasi naturale alla band d'origine in stile Disconnected ed FWX ma, per fortuna, non scendiamo nella copia palese. Insomma, questo disco ha una personalità sua e vita propria al di fuori dei Fates Warning, nonostante la curiosità di risentirlo cantato da Alder sia forte, se non altro per vedere le reali differenze con Arch ed il suo reale sviluppo come cantante dopo anni di silenzio. Si va a chiudere con una gemma oscura di una bellezza devastante, la dolce, melodica Incense and Myrrh, in cui Arch dà il meglio di sè stesso. Così come Stained glass sky è il simbolo della potenza heavy in grado di sviluppare la band, questa semi-ballata finale è il trailer, il manifesto di cosa questi cinque possano fare quando vogliono toccarti nel profondo e farti commuovere. Semplicemente da pelle d'oca.
Insomma, i miei giudizi su Arch sono cambiati in buona parte, anche se qualcosa resta ancora da fare, mentre quelli su Matheos continuano inossidabili ad essere prossimi all'idolatria, e questo lavoro ne è ulteriore dimostrazione.

Voto: 8

TRACKLIST:

01. Neurotically Wired
02. Midnight Serenade
03. Stained Glass Sky
04. On the Fence
05. Any Given Day (Strangers Like Me)
06. Incense and Myrrh

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