23 Settembre 2011

Dream Theater - A Dramatic Turn of Events

copertina album

C'era indubbiamente molta attesa nel panorama progressive metal per la nuova release della band del New Jersey, i Dream Theater. Infatti questa nuova fatica segue il drammatico (è proprio caso di quotare il titolo) cambio di eventi che ha portato alla fuoriuscita dal Teatro dei sogni dello storico batterista Mike Portnoy, fondatore insieme a Petrucci e Myung del quintetto ormai 20 e passa anni fa. Il suo posto, dopo vari provini, è stato preso nientemeno che da Mike Mangini, batterista poliedrico e dotato di una tecnica cristallina, nonchè docente a Berkelee, stesso istituto dove i membri dei DT si sono formati musicalmente durante la loro giovinezza. Come detto, c'era molta attesa di capire cosa avrebbero sfornato Petrucci e Rudess, dinamico ipertecnico ed ipertecnologico duo dietro gli ultimi lavori della band che, a detta mia, e di altri, dimenticano troppo spesso di essere una band di cinque elementi e non i loro progetti solisti. Prima di passare all'analisi specifica dell'album, una doverosa premessa: i DT sono il gruppo con cui ho conosciuto il prog metal, per me Images&Words insieme ad Awake sono i loro migliori album. In più questa estate ho riscoperto per curiosità Falling into Infinity, album da molti trascurato ma da me molto amato in queste settimane. Dico questo per non ricevere le solite accuse di pregiudizio verso la band sintomatiche di una mia presunta non conoscenza della stessa e dei suoi lavori, di cui, a parte il debut, non ho perso un cd. Possiamo passare cosi all'analisi dell'album.
Cominciamo dalla vera novità di questo lavoro, Mangini. Il batterista gioca a fare molto il Portnoy della situazione, ricalcando molto il suo stile anche se la differenza di tocco sulle pelli è notevolmente diversa, molto precisa ma manca quel "calore" che Portnoy riusciva ad infondere nelle sue esecuzioni. Di primo acchitto imputo questo alla produzione non proprio esaltante che dà fin troppo spazio alle chitarre di Petrucci. Portnoy apportava molto alla fase compositiva, Mangini è arrivato con i pezzi già praticamente fatti, ha dovuto solo fare la sua parte.
Myung ormai sono anni che viene dato per disperso, il suo basso da collante dei brani squisitamente prog delle origini si è fatto mero sottofondo ritmico senza più incidere con passaggi jam o assoli, e la cosa dispiace perchè è sempre stato, con Kevin Moore, il mio preferito nei quintetti che si sono succeduti man mano nella storia dei DT.
LaBrie, detto che ho apprezzato tantissimo come ha saputo risollevarsi brillantemente dopo gli inconvenienti alle corde vocali, reinterpretando in maniera egregia, anche grazie a lezioni, dopo anni certi brani particolarmente ostici della loro discografia per il canto, devo ammettere che lo ritrovo con una prestazione sottotono, pulita a livello tecnico e senza stonature (che comunque si correggono in sede di missaggio) ma "con poco fiato in gola", l'età insomma avanza.
Petrucci, si può discutere per ore se ci sia uno stretto legame di proporzionalità tra i suoi assoli al fulmicotone e il suo fisico sempre più massiccio, se è vero che in ipervelocità può far esplodere il mondo come si vede su youtube, però posso dirvi che quando si ricorda di essere un buon solista melodicogli sprazzi di vita degli anni '90 rifanno capolino sovente, molto apprezzata come cosa. Peccato che nel restante 70% del tempo cerca di far vedere quanto è sborone coi controtempi ed i ritmi sincopati a 200 di metronomo, oppure come sa fare il thrasher/nu metallaro, martellando come un ossesso e ricordando sovente cose fatte da Victor Smolsky dei Rage o da un qualunque gruppo prog power svedes. Provare 'Lost not forgotten' per credere alle mie parole. Puzza di dejà vu lontano un milione di anni luce. Qui e là cerca di rendere l'ascolto meno complicato, ma la ricerca dell'iper compresso già fin troppo sperimentata in Metropolis pt.2 ritorna sovente con risultati devastanti per l'attenzione, rendendo 5-6 minuti su 10 di brano del tutto inutili. E per fortuna che il tocco più operistico e sinfonico avrebbe dovuto riconquistare i fans!
Il che ci porta a Jordan Rudess, l'altro cappellaio matto che tra i suoi innumerevoli strumenti ora inserisce anche l'iPad. The dance of eternity non ha insegnato nulla, quella sequela invereconda di assoli uno incollato all'altro continua a ritornare fastidiosamente nei loro brani, come se fosse un must del tipo "ok ragazzi cominciamo bene. si dai un bell'intro melodico e poi via coi 17/16mi in 3/8 dove ci mettiamo questo poi io entro cosi e cambiamo ancora e ancora poi io vado supersonico qui e tu ti accodi a velocità doppia e poi grande stacco e ripartiamo al contrario magari con i polsi legati dietro la schiena e bendati appesa a testa in giù". Ok, sto esagerando, ma l'idea che ho ascoltando noiosissimi passagi tecnici allo stremo è questa. Quello che non capisco è perchè sprechino delle aperture maestose ed ariose in cui poi Petrucci entra con un assolo molto melodico ed intenso assecondato dal piano per triplicare in un quarto di secondo la velocità invece di far sfogare il tutto normalmente. Dovrebbero saperlo meglio di me che un brano non si scrive incollando un'idea qui ed una là, ma cercando la continuità di struttura come perno d'appoggio per eventuali jam meglio regolate od assoli. Insomma, chi ascolta deve sapersi raccapezzare nell'ascolto di un brano, non deve chiedersi "ma perchè qui fanno questo?!!?!"
Detto questo, se tralasciamo le due zuccherosissime "This is the life"e "Far from heaven" che non reggono minimamente il confronto con "The spirit carries on" o "Take away my pain" o "Silent man", se passiamo oltre alla già detta "Lost not forgotten" possiamo salvare qualcosa anche gli echi di un genere non loro sono ben più che marcati, ad esempio "Bridges in the sky", in cui dopo lo sfogo iniziale la melodia prende possesso della parte centrale ricordando vagamente i già detti album storici, e i cui assoli nonostante traballino pericolosamente sulla cresta tecnica-velocità-idee si salvano più volte saltando l'uno con l'altro. Io ci ho risentito molte atmosfere di Metropolis 2 e un richiamino ad Awake, senza però averne lo stesso spessore. Salvicchio anche "Outcry", nonostante sia fin troppo simile alla precedente "Bridges..." e il gioco di richiamo al genere che ora fanno i Lacuna Coil dopo un pò stanca. Insomma la band a detta di tutti una volta "10 anni avanti alla concorrenza" sta arretrando pericolosamente verso il palese riciclo. Salvo anche "Breaking all illusions" che si avvia molto bene, il brano tira col suo ritmo incalzante di tastiera, insomma si vede un lavoro diero molto più accurato dei brani precedenti, c'è un tentativo ben riuscito di amalgamare le varie fasi di questi 12 minuti. Gli assoli si integrano senza strafare, dopo la melodia c'è la giusta ripartenza a mantenere alta la concentrazione dell'ascoltatore ed i passaggi di Rudess sono finalmente incisivi, le sue aperture ariose e fluide, Petrucci si mette a sua completa disposizione ed invece di sovrapporsi entra quando la tastiera si sgancia, duettando molto bene. Finalmente un brano prog vero dopo anni di attesa in cui tutti i musicisti si fanno sentire senza primeggiare. Come dire, c'è ancora speranza dopotutto dall'altro lato dell'oceano. L'assolo centrale di Petrucci piace e conquista nonostante le accelerazioni repentine, ritorna maestoso e vibrante, apparte un paio di minuti successivi all'assolo dove la tastiera delira il brano mantiene un corpo strumentale molto apprezzabile prima di riesplodere nel refrain. Sì, questo brano mi è piaciuto, lo ammetto candidamente. "Beneath the surface" chiude il lotto, sembra scritta da una band pop americana mainstream per far innamorare le ragazzine, non dai DT, una sorta di contentino alla casa discografica che non lascia nulla...zero. Che dire di tutto questo, insomma, negli standard della band new yorkese da 13 anni a questa parte, niente di più niente di meno, riciclo da cosa va di moda, tanti assoli cuciti in un collage molto spesso inefficace o soporifero e tanta tecnica mal sfruttata. Suggerirei un brainstorming collettivo, o un ripasso a Berkelee di composizione ed armonie, non sia mai che i fasti perduti possano ritornare in futuro. Per ora annoiati, una canzone a parte, è la regola coi DT dai tempi di Metropolis pt. 2.

Voto: 5.5

TRACKLIST:

01. On The Backs Of Angels
02. Build me up, break me down
03. Lost not forgotten
04. This is the life
05. Bridges in the sky
06. Outcry
07. Far from heaven
08. Breaking all illusions
09. Beneath the surface

Vai alla home di questo BLOG Segnala un abuso nel post

Studenti.it Iscriviti alla community di Studenti.it Segnala un abuso Crea il tuo blog Foto Vip
© BanzaiMedia | Community | Tutti i video | Testi canzoni | Cinema e Film | Aiuto e supporto